Chiesa di Santa Maria della Ripa


La chiesa di Santa Maria della Ripa, dedicata alla Vergine della Natività, sorge intorno alla metà del ‘400 per volere dei nobili Signori di Comenduno, ai quali la Madonna aveva fatto la grazia di guarire le figlie, dopo aver guarito anche la gamba piagata di una giovane popolana di nome Venturina.

Il convento fu affidato poco più tardi alla Congregazione dei carmelitani di Mantova che vi si stabilì  definitivamente a partire dal 1468. La chiesa, ad aula unica con presbiterio a terminazione rettilinea, fu chiamata “superiore” perché, nel 1478, si cominciò l’edificazione di una seconda chiesa, detta invece “inferiore”, dedicata all’Annunciazione, e collegata alla prima da una scala posta in corrispondenza del coro, per dare il giusto spazio al fervore religioso dei numerosi pellegrini, garantendo al contempo la serenità e il raccoglimento in preghiera dei frati.

A partire dal 1502 è documentata la presenza dei fratelli Antonio e Barnardino Marinoni presso la Ripa. A tutt’oggi sono conservati importanti affreschi: da un cielo azzurro sul soffitto si stagliano i cinque medaglioni che raffigurano San Giovanni Battista, San Pietro, Sant’Alberto Carmelitano, San Bernardo e Sant’Alessandro; di epoca appena successiva sono il Padre eterno, circondato da angeli, affrescato nella lunetta del nicchione absidale e l’affresco che raffigura la Madonna col Bambino e Santi. Il volto della Madonna ha lineamenti particolarmente fini, che ricordano quelli di altre Vergini dipinte dai Marinoni.

A metà del ‘500 risalgono i più importanti interventi di entrambi i Moroni, padre e figlio, relativi all’altare della Vergine del miracolo: nel 1549 l’architetto realizza la cappella in cui sarà poi collocata la pala del Moroni figlio, dipinta nel 1567, ispirandosi all’omonimo quadro di Giovanni Bellini custodito nel Monastero di Sant’Anna, e collocata sull’altare delle bende in una cornice dorata. Oggi il quadro appartiene a una collezione privata.

Tra il 1595 e il 1596 viene incaricato il pittore bergamasco Enea Salmeggia, detto il Talpino, della realizzazione dell’ancona dell’altare maggiore, rappresentante la Vergine con i santi Pietro, Alessandro, Arnaldo da Comenduno (o Agostino) e Alberto Carmelitano, firmata e datata “Aeneas Salmetia Bergomensis F.1596”. L’anno successivo si assegna all’intagliatore Battista Bergamelli l’allestimento della cornice intagliata e nel 1598 si provvede alla sua doratura.

Infine nel 1598 si sistema il luogo per collocare l’organo nella chiesa superiore, opera di Turino Bresciano, che è installato nel 1600 con la supervisione dell’organista don Tranquillo Savi.

Da fonti settecentesche si apprende che entrambe le chiese furono impreziosite da numerosi mobili, da affreschi, in particolare da quelli di Giovanni Battista Azzola.